Tag: ustica

Ustica: giudice Palermo condanna ministeri, 5 mln e mezzo

missile ustica

Qui il nostro speciale sulla strage di Ustica

A 14 familiari di 6 vittime. Magistrato, depistaggio per verità

(di Ruggero Farkas) (ANSA) – PALERMO – Un altro giudice palermitano, Sebastiana Ciardo, condanna i ministeri dei Trasporti e della Difesa per la strage di Ustica, 81 persone morte, e sentenzia che lo Stato dovrà risarcire con 5 milioni 437.199 euro i 14 familiari – o eredi – di Annino Molteni, Erica Dora Mazzel, Rita Giovanna Mazzel, Maria Vincenza Calderone, Alessandra Parisi e Elvira De Lisi. Il giudice monocratico fa proprie le considerazioni dei magistrati – e della Cassazione – che hanno deciso prima di lei sulle cause proposte da altri parenti di vittime e ribadisce che ”solo con la conclusione delle indagini penali e dopo l’individuazione delle possibili cause del disastro e’ stato possibile enucleare una condotta illecita riferibile alle amministrazioni dello Stato le quali, avendo avuto conoscenza che lo spazio aereo percorso dal Dc9 era interessato da operazioni militari, avrebbero dovuto vigilare ed indicare altra rotta idonea da seguire e, in ogni caso, porre in essere ogni utile accorgimento e condotta necessaria a scongiurare la collisione”. Ciardo sottolinea nella sentenza che ”il secondo segmento di condotte illecite attiene alla dimostrata attività di ostacolo e di depistaggio posta in essere, nel corso degli anni, allo scopo di impedire una rapida e veritiera individuazione delle effettive cause del disastro, con occultamento di prove significative e di indizi essenziali alla scoperta della verità”’. Il primo segmento (entrambi, scrive il giudice, sono acclarati in tutti i processi risarcitori celebrati in sede civilistica) e’ ”l’omessa adozione di ogni utile accorgimento e soluzione tecnica al fine di evitare che il Dc9 intercettasse altro velivolo o missile sulla sua rotta”. I risarcimenti decisi dal giudice variano a seconda del grado di parentela dei ricorrenti con le vittime.

Della somma complessiva, ben 1.007.154,24 euro vanno a Enrica Maria Lucia Parisi figlia di Roberto Parisi, marito e padre rispettivamente di Elvira De Lisi e Alessandra Parisi, morte nel disastro. Parisi, che è deceduto, ha avuto Enrica dalla nuova compagna. Il giudice, nello stabilire la somma da destinare all’unica erede dell’uomo, afferma che ”non può non tenersi conto della tragicità di perdere una figlia in tenerissima età (Alessandra aveva solo 5 anni) oltre che la moglie e tale circostanza dev’essere adeguatamente valorizzata”. I ministeri sono stati condannati anche a rimborsare 30.417 euro per spese di giudizio. Il giudice ha già calcolato nelle somme gli interessi e ha disposto che dai risarcimenti vadano detratte le somme ottenute dai familiari delle vittime già’ corrisposte nel ’90, nel 2004 e nel 2005 dallo Stato come indennizzo. I 14 eredi delle vittime sono stati rappresentati dagli avvocati Vincenzo, Vanessa e Fabrizio Fallica che già avevano ottenuto risarcimenti per altri familiari. Con un’ordinanza contestuale alla sentenza il giudice ha disposto la separazione della causa proposta da altri 4 familiari di un’altra vittima, Gaetano La Rocca, rinviando l’udienza al prossimo 14 dicembre perché vuole esaminare la documentazione anagrafica che attesti il grado di parentela. (ANSA).

DIECI e VENTICINQUE al “Be Matricola” il 28/09 e il 1/10

 Anche quest’anno torna a Bologna il Be Matricola, il grande festival delle matricole. Concerti, dj set, laboratori, lectio magistralis, conferenze e tanto altro ancora in una dieci giorni di divertimento e cultura…

Vieni a trovarci (qui)!

26 settembre – 05 ottobre 2013

Parco della Montagnola, via Irnerio 2 – 3, Bologna       

 

DIECI e VENTICINQUE sarà presente in particolare il 28 settembre e il 1 ottobre. (guarda qui)

             

 

 

I padroni della crisi

 Parco della Montagnola 28 settembre ore 18

 

Biagio Simonetta

Giornalista e scrittore. Autore del libro “I padroni della crisi”

Emiliano Liuzzi

Giornalista, Fatto Quotidiano

Salvo Ognibene – DIECI e VENTICINQUE (I Siciliani giovani)

 

Il Paese crolla, le industrie chiudono e gli imprenditori si tolgono la vita, ma nel frattempo le organizzazioni criminali investono, comprando tutto il possibile. La mafia è un’azienda che non conosce cassa integrazione, né licenziamenti con un fatturato di 130 miliardi di euro annui. Vanta un core business che non teme ostacoli: la cocaina. Grazie alla crisi, l’infiltrazione criminale nel tessuto economico nazionale si diffonde con maggiore rapidità.

Questo e molto altro ci racconta Biagio Simonetta nel libro I padroni della crisi (Il Saggiatore).

 

 

 

27 Giugno 1980: la Strage di Ustica

 

Parco della Montagnola 01 Ottobre ore 18

 

 

Daria Bonfietti

Presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime Strage di Ustica

Alessandro Gamberini

 Legale dell’Associazione Parenti delle Vittime

Antonella Beccaria

Giornalista e scrittrice

Valeria Grimaldi – DIECI e VENTICINQUE (I Siciliani giovani)

 

Il 27 giugno 1980 un aereo della compagnia Itavia, con a bordo 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio, si inabissa nel mar Tirreno, a più di 3000 metri di profondità. A 33 anni di distanza, grazie alle indagini effettuate dal giudice Rosario Priore e all’impegno costante dell’Associazione Parenti delle vittime, grossi passi in avanti sono stati compiuti per l’accertamento della verità sulle dinamiche e i responsabili.

Un incontro per rinnovare la memoria e documentare la storia nei confronti delle nuove generazioni, come impegno affinchè storie come queste non vengano mai dimeticate.

 

Qui lo speciale di DIECI e VENTICINQUE

Il rumore del silenzio


Dal nostro mensile “Ustica…Stato disperso”.

di Francesca De Nisi

 

“Io non credo che qualcuno di voi creda che i militari siano ancora quelli delle barzellette. Perché se è così, non meravigliatevi che esista Ustica da 10 anni”.

E’ l’ex-colonnello pilota Sandro Marcucci a parlare, in un appassionato intervento del 1991 all’assemblea toscana del movimento politico “La Rete” fondato da Leoluca Orlando. Non è un militare qualunque, l’Ufficiale Marcucci, non tanto per le capacità di dialettica e retorica che faranno seguire a quell’intervento un applauso scrosciante, né per la bravura da Pilota qualificatissimo (“con Marcucci si torna sempre a casa”, ripetevano negli anni i colleghi e i subordinati). L’ufficiale Marcucci si distingue sopratutto per il suo percorso di “conoscenza della democrazia”, iniziato nel 1976. Per l’aerobrigata di Pisa quello fu un anno intenso: il Circolo dei sottoufficiali venne pacificamente “occupato” dagli stessi per iniziative di apertura alla società civile e Marcucci fu mandato dal proprio Comando a dialogare con questi sottoufficiali considerati rivoltosi, tentando di metterli “al loro posto” dall’alto dei suoi gradi. Non immaginavano, i suoi superiori, che quello sarebbe stato un incontro fatale per il Sandro che conoscevano loro, fedele seguace di quel principio di disciplina che incarna la vita dei militari e spesso, le loro contraddizioni. Quel giorno l’Ufficiale Marcucci conobbe la Costituzione, invitato a leggerla dall’allora suo subordinato Mario Ciancarella, che diverrà suo compagno di battaglie e disonori.

Lo studio della Carta fondamentale darà il via al processo di democratizzazione che Marcucci porterà avanti in tutte le declinazioni della sua carriera militare. Questo nuovo Sandro, però, non piace ai suoi superiori; la forte critica all’ideologia dispotica spesso pervadente delle Forze Armate e la messa in discussione degli ordini che gli venivano impartiti dall’alto quando ravvisava in essi qualche irregolarità lo resero inviso a quegli stessi Ufficiali che fino a qualche mese prima vedevano in lui una sorta di garanzia auto conservatrice: “Intralcia la policy di comando”, s’iniziò a leggere sui rapporti. Un “intralcio alla policy” che, tra le altre cose, gli inibì la possibilità di candidarsi alle prime elezioni di rappresentanza militare: era il 1980, l’anno di Ustica.

La convinzione della necessità di Forze Armate trasparenti e libere e il suo attaccamento alla Carta Costituzionale da lui minuziosamente studiata dal 1976, sono componenti fondamentali per capire l’abbraccio che legherà Sandro alla terribile tragedia di Ustica. E’ proprio Ciancarella a contattarlo per avere un suo parere riguardo alle informazioni a lui date dal Maresciallo Dettori: “Siamo stati noi, qui mi uccidono”, avrebbe detto il Maresciallo al Ciancarella. Inizia così da parte di entrambi un’affannosa ricerca della verità, interrotta dall’arresto di Marcucci in seguito a un procedimento per Falso e Truffa, per il quale ottenne la piena assoluzione in appello. Solo qualche mese prima Sandro avrebbe confidato a Ciancarella: “Mario li abbiamo in pugno. Ho i nomi di due colleghi, un pilota e un controllore che, se riusciremo a farli convocare dal Magistrato (sono troppo impauriti, infatti, per presentarsi spontaneamente) confermeranno che il MIG libico in realtà è decollato da Pratica di Mare”.

Il rallentamento dovuto all’arresto, il suo conseguente abbandono dell’Aeronautica, i due anni passati a lavorare in Svizzera e il nuovo impiego da sorvegliante dei fuochi boschivi presso un’azienda toscana non fermeranno la lucida determinazione del Marcucci nel voler far luce sulla vicenda di Ustica.  Col tempo, anzi, egli intuisce di dover approfondire la questione sfruttando la sinergia tra differenti movimenti democratici, e a tal fine promuove l’organizzazione di un evento dal titolo tanto profetico quanto beffardo: “Dare voce al silenzio degli innocenti”.

Non immaginava il Marcucci che proprio lui, di lì a qualche tempo, avrebbe avuto bisogno di una voce prematuramente strappatagli.  Il 2 febbraio 1992, infatti, Sandro Marcucci muore in un presunto incidente aereo all’interno di un velivolo antincendio. Le conclusioni ufficiali della Commissione tecnica occupatasi del caso furono di morte per ustioni da rogo in seguito ad incidente, dovuto alla sopravvalutazione da parte del Marcucci del velivolo, alla sua poca avvedutezza nel volare troppo basso e alla sottovalutazione delle condizioni meteo di forte vento.

Le conclusioni di Commissione e Procura non convincono però Mario Canciarella, che da subito si fa delatore di una contro tesi mai accolta in sede giudiziaria. Questo fino al 22/02/2013, quando il Sostituto Procuratore di Massa Vito Bertone ha deciso di riaprire il caso in seguito ad un esposto dell’ass. antimafia Rita Atria.  La tesi portata avanti dall’associazione è di quelle impronunciabili a voce troppo alta: omicidio volontario per “far fuori” un testimone scomodo. L’esposto ruota attorno a una serie di punti fondamentali che denoterebbero l’approssimazione delle indagini:

1)le quote di riferimento cui ci si è riferiti per addurre il “volare troppo basso” del Marcucci sono quelle predisposte per un velivolo normale (VFR), non per uno antincendio.

2)sul corpo di Sandro non è stata eseguita alcuna autopsia, e il tecnico dell’obitorio ha sollevato forti perplessità riguardo alla compatibilità delle condizioni esterne del cadavere con quelle di una morte per ustioni.

3)il corpo di Sandro appare carbonizzato e senza né mani né piedi, ma né i resti dell’aereo attorno a lui né gli alberi sui quali il velivolo è precipitato appaiono interessati da residui d’incendi.

4)Insieme con il corpo di Sandro è rilevato un pezzo di cruscotto con due tubicini di plastica perfettamente intatti. La circostanza non è entrata negli atti della commissione.

5) Il forte vento di cui si parla nelle conclusioni della commissione non trova riscontro in nessuna delle testimonianze.

Per questioni di spazio non è possibile analizzare in questa sede le altre circostanze prese in considerazione dall’esposto, né è stato possibile tracciare un quadro dettagliato dei rapporti che legavano a doppio filo l’ex Colonnello e alcuni dei personaggi coinvolti nell’inchiesta di Ustica.

La storia di Sandro Marcucci, però, non merita di essere ricordata con una sfilza di nomi a lui legata, né con l’elencazione delle stranezze che hanno circondato la sua vita militare e personale. L’ex ufficiale Marcucci merita di essere ricordato per il suo percorso di conoscenza, per la sua necessità democratica di andare oltre le rigide regole di disciplina che gli erano state insegnate all’inizio della sua carriera. Sandro merita di essere ricordato con le sue parole da “costruttore di pace sociale” quale amava definirsi portando avanti un’idea progressista di forze armate, idea di cui la società odierna avrebbe un bisogno infinito, soffocata com’è dall’idea di un noi-voi che altro non ha fatto che inceppare la funzione costituzionale delle Istituzioni.

“Fino a quando il sangue dei figli degli altri varrà meno del sangue dei nostri figli, fino a quando il dolore degli altri per la sorte dei propri figli, varrà meno del nostro dolore per la sorte dei nostri figli, ci sarà sempre qualcuno pronto ad organizzare stragi in piazze, stazioni, o nei cieli, avendo la speranza se non la certezza della impunità”- Sandro Marcucci

Per saperne di più:

http://www.ritaatria.it/LeStorie/Dimenticati/SandroMarcucci/ChieraSandro.aspx

http://archiviosandromarcucci.oneminutesite.it/

http://archiviosandromarcucci.oneminutesite.it/

Paolini racconta Ustica

 Dal nostro mensile “Ustica…Stato disperso”

Di Danilo Palmeri

 

Il teatro è democratico.  Lo è più della televisione e del cinema. A teatro l’attore può rifarsi. In un film, no.

“I-TIGI a Gibellina Racconto per Ustica” è, invece, un ibrido: la trasposizione cinematografica dello spettacolo teatrale dove  Marco Paolini, nella suggestiva ambientazione del Cretto di Burri, narra la tragedia del DC9 ITAVIA precipitato il 27 giugno del 1980.

Quella raccontata è la ricostruzione dell’istruttoria condotta dal giudice Priore. Alle ore 20:59 i radar del sistema di difesa aereo smettono di ricevere dati del volo IH870, in viaggio da Bologna a Palermo. Da quel momento poche sono le certezze, molte le zone d’ombra.

Il teatro è ricordo, “perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna eccetera, eccetera, eccetera”. Se il teatro-canzone di Gaber ha un’ironia con retrogusto di irrisolto, il teatro civile di Paolini ha il merito di ricordare. Non per indignare, per resistere. Una resistenza figlia della frustrazione, che nasce da un confronto impari tra vittime e potere. Perché le vittime, come sembra emergere dal racconto, sono l’unica cosa certa della vicenda: ottantuno tra passeggeri ed equipaggio.

Per quanto accaduto l’indignazione non è concessa. Ci fa male. E poi è risaputo che “a noi italiani dura meno dell’orgasmo, e dopo viene sonno”.

Questo è il motivo per cui Paolini ricostruisce. Per chiedere, per domandare con cortesia. Per bisogno. Per abbattere quel muro di gomma che da anni, tramite mille rimbalzi, ostruisce la verità. Eppure basterebbe poco. Basterebbe sottrarre le reticenze, le false testimonianze, le incongruenze, le omertose coperture. Basterebbe che qualcuno tornasse a ricordare, o a rispondere. Anzi, no. Troppe volte, in questi anni, lampi improvvisi di memoria hanno permesso di insabbiare maggiormente la vicenda. Per ogni ricordo affiorato un controcanto ha fatto la sua comparsa, come  una regola sul contraddittorio della bugia.

Infine, basterebbe capire che su quell’aereo c’erano persone normali, con lavori normali, e normali vite.

Per ricordare, forse, basterebbe sapere che su quell’aereo c’eravamo noi.

Perché I-TIGI siamo noi ogni volta che voliamo.

E mi sembra ancora di sentire quella voce che alle 20:58 risuona dentro le cuffie.

DC9 Itavia, mi sentite? Rispondete, mi sentite?

No, non vi sentiamo.

Siamo morti.

Sipario.